Pane a volontà Scampoli d’epoca Erminio La Vecchia

15,00

Erminio La Vecchia, come in un flusso di coscienza in forma di racconti contrappuntati dalla colonna sonora della hit della sua adolescenza e giovinezza, presenta e rappresenta molti aspetti della vita quotidiana di un tempo e di un luogo comuni a tempi e luoghi di tante parti della nostra Italia del dopoguerra, di tanti paesi del nostro Sud martoriato, ma in particolare di Castrovillari, una
ridente cittadina alle falde del Pollino.

Volume in brossura, cm. 14×21, pagg.192,

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L’Editrice Il Coscile inaugura con “Pane a volontà” di Erminio La Vecchia la Collana Argento, una Collana vintage, potremmo dire con un vocabolo tanto di moda per sottolinearne gli intenti profondi.

L’obiettivo non del tutto insolito di questa nuova avventura è infatti quello di valorizzare e salvare dall’oblio quel ricco e profondo patrimonio di ricordi del quale sono depositari i cosiddetti diversamente giovani.

Sono proprio costoro, infatti, che hanno più attitudine e tempo per fare riaffiorare dal cuore, prima che dalla mente, luoghi, oggetti, episodi, usanze e pensieri che hanno fatto da lievito nella formazione della personalità e nella costruzione della loro vita.

Ricordi che, come nell’etimologia della parola, passano per il cuore diventando testimonianza di un vivere e di un sentire comuni e individuali allo stesso tempo.

 

Erminio La Vecchia, come in un flusso di coscienza in forma di racconti contrappuntati dalla colonna sonora della hit della sua adolescenza e giovinezza, presenta e rappresenta molti aspetti della vita quotidiana di un tempo e di un luogo comuni a tempi e luoghi di tante parti della nostra Italia del dopoguerra, di tanti paesi del nostro Sud martoriato, ma in particolare di Castrovillari, una ridente cittadina alle falde del Pollino.

Non a caso la sua prima citazione musicale è molto significativa e in tema: È l’ora in cui affiorano i ricordi di un’epoca che non esiste più, un vecchio calendario getta i fogli… un classico che il Quartetto Cetra interpretava con grande intensità.

È pur vero che l’epoca a cui fanno riferimento i suoi ricordi appare anacronistica nella narrazione di La Vecchia: come i fogli strappati e gettati via da un calendario, essa non esiste più se non nella sua memoria affettiva dal momento che l’ha vissuta in tutte le sue sfumature di gioia, tenerezza, candore, paura, speranza, delusioni, aspettative. Ma anche in questa forma, probabilmente in parte edulcorata e idealizzata dal tempo che è passato, la vita descritta in tutta la sua semplicità conserva nei suoi effetti il rapporto forte che il narratore (l’io narrante) conserva gelosamente con le proprie radici, col paese dove ha aperto gli occhi per la prima volta, con un senso profondo della famiglia, col ruolo che i compagni di gioco hanno svolto nella sua crescita, nello sviluppo della personalità e nella acquisizione delle proprie certezze.

Conquista nel corso della lettura la “semplicità” con la quale questo Erminio ragazzino percorre e vive la “via” del suo paese, teatro delle scorribande con i suoi amici: in quel luogo, nelle varie botteghe, assiduamente frequentate da questi bambini curiosi e ansiosi di crescere, ferveva il lavoro del fabbro, del falegname, del fornaio, del ciabattino con la passione del cinema, un personaggio singolare che aveva tappezzato la sua botteguccia con le locandine dei film e degli attori più famosi dell’epoca. Accanto a loro, generosi elargitori dei segreti dei loro mestieri antichi, i piccoli scavezzacolli avevano molto da imparare divertendosi.

Intenerisce il ricordo della nonna Norina, unforgettable, della quale descrive minuziosamente la casa nonché le sue succulente conserve.

Commuove, oggi, immaginare il pranzo quotidiano di quei tempi dove protagonista era il pane, pane a volontà, che colmava l’esiguità delle porzioni delle varie pietanze. “…le pietanze nei nostri piatti non erano quasi mai in quantità faraonica. Per farle diventare tali c’era un solo mezzo: pane a volontà. Questo doveva tassativamente accompagnare a grossi morsi ogni “bocconcino” di secondo altrimenti lo stomaco non si riempiva e noi rischiavamo di avere sempre fame senza possibilità di appello…”.

Sorprende come, tra le tante difficoltà del vivere quotidiano, i genitori amassero e coltivassero la passione per la musica, capace di ingentilire e abbellire gli animi.

Divertono le marachelle e le reazioni delle vittime. Fanno sorridere i parametri secondo i quali venivano classificate le varie ragazze ed i suggerimenti utili per conquistarle. Fanno dispiacere gli atteggiamenti parziali del maestro delle elementari che, senza rendersene conto, riproduceva all’interno della scuola le differenze già purtroppo presenti nella società.

Tutto viene raccontato sine ira ac studio: ostacoli, difficoltà e ingiustizie sono stati affrontati e superati sul momento e conservati in memoria “con leggerezza”, in quanto patrimonio di esperienze e conoscenze di indiscutibile valore pedagogico.

“Pane a volontà” è dunque uno scrigno nel quale l’Autore ha voluto custodire molti dei suoi ricordi, quelli più preziosi e significativi: grazie alle esperienze rievocate senza rimpianti e amarezze ma con grande serenità ed ironia, è riuscito a disegnare un quadro colorato e vivace senza mai indulgere ai rimpianti e alle malinconie, anzi, raccontandosi, da buon affabulatore, in un linguaggio sempre molto scorrevole, accattivante e divertente.

Isa Laudadio

Volume in brossura, cm. 14×21, pagg.192,

Peso 0.34 kg
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