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“TRA LA LUNA E I FALO’ NEL RICORDO DI VERDE LUNA”
ricordo di Cesare Pavese

Il 13 marzo 2010, dalle ore 18,00, nella Galleria d’Arte-Editrice il Coscile è ricordato Cesare Pavese nel sessantesimo anno dalla morte con l’incontro a più voci su “TRA LA LUNA E I FALO’ NEL RICORDO DI VERDE LUNA”.

Nel corso della serata Angela Lo Passo, Leonardo Alario e Giancarlo Rango presentano “Il viaggio omerico di Cesare Pavese” di Pierfranco Bruni, attento studioso dell’autore delle Langhe.

Il dibattito fornirà molti spunti per illustrare il testo in cui Bruni, partendo dalle opere di Pavese, traccia un percorso trasversale attraverso la letteratura del Novecento, stabilendo parallelismi e confronti. Al centro il tema del viaggio, ma anche quello dell’infanzia, del perduto, del mito, dell’attesa, della memoria, del ritorno.

Il viaggio per Pavese è come un ritorno alle radici, come riproposta di valori, come metafora del cerchio, come mito: nel mito non esiste il tempo ma, attraverso esso, si percorre la grande dimensione della memoria che fa ricucire i ricordi.

Il mondo del sogno è una miniera dove il pozzo verticale ci porta in ascensore a differenti profondità e qui ci sono sogni fissi che noi rivediamo ogni volta.

Cesare Pavese, che Fernandez Dominique vede come “l’unico scrittore contemporaneo che abbia sentito così profondamente il duplice bisogno di ritirarsi nell’intimo del proprio io per salvarsi, e di cercare al di fuori la propria salvezza”, nacque nel 1908 in provincia di Cuneo, ma visse e studiò a Torino. La sua infanzia fu segnata dalla morte del padre, evento che determinò la sua indole incline all’isolamento. Frequentò il liceo, dove strinse amicizia con i futuri protagonisti della Resistenza torinese, e poi l’Università, dove si interessò alla lettura e alla traduzione dei narratori americani.

Nel 1934, quando era impiegato come consulente nella casa editrice di Giulio Einaudi, venne accusato di antifascismo e condannato a tre anni di confino da scontare a Brancaleone Calabro, periodo nel quale intensificò il suo lavoro di scrittore.

L’angoscia esistenziale non lo abbandonò mai e, finita la guerra partigiana, alla quale, con grandi sensi di colpa, non partecipò, e, ritornato al suo lavoro presso l’Einaudi, cercò senza successo alternative ai suoi tormenti interiori nella militanza politica (si iscrisse al Partito Comunista Italiano) e nell’amore per l’attrice americana Costance Dawling.

Morì suicida il 27 agosto 1950